Una breve storia enologica
La storia dei nostri vini (e del nostro olio extra-vergine) può essere raccontata nel modo breve o in quello lungo, a seconda di quanto indietro si voglia andare nel secolare rapporto tra la nostra famiglia e il vino.
Per un excursus storico più dettagliato vi rimando alla pagina che tratta la storia della Fattoria Palazzo di Piero. Per un breve accenno alla storia e all’attualità della nostro produzione d’olio d’oliva extra-vergine vi rimandiamo invece la pagina Olio extra-vergine d’Oliva Toscano
Qui ci limiteremo a prendere in esame il nuovo corso di Palazzo di Piero, che ha avuto il suo inizio intorno al 2003, con la decisione di riprendere a investire nel settore vinicolo, marginalmente a scapito delle coltivazioni estensive tradizionali delle nostre aziende.?
Nel 2003, appunto, fu deciso l’impianto di una nuova vigna essenzialmente a Sangiovese, con piccole porzioni a Cabernet Sauvignon e a Canaiolo, su una superficie di circa di 2 ettari.? Dopo tre anni, nel 2006, in occasione della prima vendemmia della nuova vigna (detta “vigna di sopra”), la vigna preesistente (ora detta “di sotto”) fu estirpata e reimpiantata essenzialmente a Sangiovese.? Oggi ci troviamo quindi con la vigna di sopra in piena produzione e quella di sotto che sta pian piano partendo. Il nostro programma, basato su un’assoluta fiducia nelle virtù del territorio di Sarteano, è di procedere nei prossimi anni ad ampliare il nostro patrimonio viticolo, di pari passo con il progredire qualitativo e commerciale dei nostri prodotti.
Tornando al vino, nel 2006 la gestione dell’attività vitivinicola e la cura enologica viene presa su di sé da Gregorio Galli, nipote e figlio delle proprietarie, Giuliana e Anna Maria Galeotti Ottieri della Ciaja.? Con la valida collaborazione di Ionel Farcas, oggi provetto cantiniere e vignaiolo, e facendo tesoro di sparsi consigli dalle più diverse fonti, in quell’anno facemmo il primo vino, cercando sia di recuperare la vecchia tradizione di Palazzo di Piero, considerata tra tutte una delle fattorie di famiglia con i vini migliori, sia di darci un’identità enologica nostra, fortemente connotata dalla tipicità di questa terra di sassi e salite. Negli anni ci siamo pian piano emancipati dai cattivi maestri e da vecchie abitudini, giocando in vigneto (inerbimenti, bando di diserbanti e disseccanti, ecc.) e in cantina, convertendoci sempre più a una vinificazione naturale. Il futuro ci parla di un grande e mai compiuto lavoro sul nostro vino e di un progetto a lungo termine di sostanziale crescita della superficie vitata di Palazzo di Piero.
Per la vendemmia 2011 abbiamo in programma molte novità, dal punto di vista enologico.
Vendemmia 2010
Il 2010 si sta rivelando una piccola-grande vendemmia. Mentre i quantitativi di tutti gli uvaggi sono stati una frazione di quelli dell’anno precedente (complice soprattutto la stagione particolare, ma anche un’inarrestabile popolazione di caprioli e altri simpatici animaletti), la qualità dell’uva si è rivelata superlativa. Abbiamo vinificato un piccolo quantitativo in rosato per il nostro Mustiola 2010, cercando di ripetere l’incredibile risultato del 2009. I progressi che stiamo facendo su questo vino non possono che riempirci di orgoglio. La vinificazione in rosso ci dà altrattante buone speranze. Nonostante la quantità totale di prodotto sia stata alquanto scarsa, le varie maturazioni del sangiovese sembrano a un ottimo livello.
Vendemmia 2009
Un’annata di grande produzione di uva che sta tirando fuori le unghie. I rossi stanno pian piano tirando fuori il loro carattere, con eleganza e armonia. È stato proprio in questa annata che per la prima volta abbiamo deciso di tentare la realizzazione di un vino rosato di Sangiovese: il Mustiola 2009 i.g.t. (Esaurito)
Vendemmia 2008
Una fortissima incidenza di oidio (mal bianco) ha sconsigliato di vinificare la maggior parte dell’uva. Piccola quantità di sfuso.
Vendemmia 2007 – seconda vendemmia, quarta foglia
La scarsa acidità di queste uve ci ha indotto a non portare a imbottigliamento i vini di quest’annata.
Vendemmia 2006 – prima vendemmia, terza foglia
Le viti stavano ancora evolvendo. Il Sangiovese di quest’anno non aveva infatti raggiunto la piena maturazione fenolica e tanninica, per cui decidemmo di dividere la produzione in 3 vini:
- Purneia 2006 i.g.t.: Sangiovese 90%, Canaiolo 10%. Questo vino, imbottigliato nel 2009 e fino ad allora consumato sfuso, ha incontrato il favore dei clienti dei nostri agriturismi. Ha, in nuce, le caratteristiche del vino che stiamo ricercando. Piacevole e molto bevibile, perfetto con le carni.
- Bachiarro 2006 i.g.t.: Sangiovese 80%, Canaiolo 10%, Cabernet 10%. Un unico commento: l’abbiamo finito, è andato a ruba. Esaurito.
- Galeotto 2006 i.g.t.: Esaurito.
Perché la scelta dell’i.g.t.
Come potrete constatare tutti i nostri vini sono i.g.t., mentre ci potremmo fregiare della d.o.c.g. Chianti.
Ci lasciamo spazio per ripensarci in futuro, ma per il momento riteniamo che, tanto si è allontanata l’essenza del “Chianti” da quello che un tempo aveva voluto rappresentare, la natura dei nostri vini richieda una scelta distinta da quel calderone che è la denominazione italiana più famosa nel mondo.
L’idea poi dei supetuscan non ci tenta: quel che vogliamo è un vino con un’identità intimamente legata alla terra delle nostre vigne, così come al nostro bisogno di vini eleganti e molto bevibili, non sagomati sui criteri di valutazione di mondi modaioli e lontani dal senso della terra che a noi piace.
Non vogliamo dimostrare niente di particolare: semplicemente desideriamo trovare la nostra strada, un percorso piccolo piccolo ma interamente “personale”.
Ecco le etichette dei vini attualmente in commercio






