Ecco un commento all’articolo pubblicato il 30 luglio 2010 su La Voce: E BRUXELLES METTE IL TAPPO AL VINO.
Dannati questi agricoltori, spaparanzati al sole se la godono e fanno vita da nababbi grazie alla sibaritica PAC!
“PAC”, non lo sentite com’è viziosa già solo la parola?
Lobby degli agricoltori? Mi ci vien da ridere.
In realtà gli unici veri beneficiari dell’attuale sistema PAC sono:
1) Gli squali che speculano in campo agricolo vendendo e comprando quote, titoli e altri pezzi di carta, con la complicità di Stati e UE;
2) Tutta la “filiera lunga” che va dalle industrie di trasformazione fino alle più inefficienti (e onerose) di tutte le imprese conosciute: le catene di supermercati, la grande distribuzione.
In tutto questo gli agricoltori, quelli tradizionali, riescono a vendere uva, grano o uova solo AL DI SOTTO del costo di produzione.
Parlare di “lobby degli agricoltori” è quindi quantomeno irresponsabile, dato che oggi l’agricoltore medio convenzionale (da 50 a 300 ha) fa la fame, pensando di poter continuare a competere sul piano dei prodotti “tecnologici” (ad es. Grani duri ad alto contenuto di glutine), con il mercato internazionale di bassa qualità.
Al contrario sono molti quelli che, come il sottoscritto (agricoltore di “medie dimensioni” e piccolo viticoltore) credono fermamente nell’abolizione della PAC come è oggi e in una VERA liberalizzazione del mercato.
Un simile strappo, inizialmente certo traumatico avrebbe l’effetto di porre il consumatore (e la grande distribuzione di fronte a un secco dilemma): voglio prodotti di alta qualità (vino o pollame fa lo stesso)? Se sì, allora devo pagarne il completo costo di produzione, altrimenti mi bevo vino industriale e pollo molliccio.
Voglio anche aggiungere che molti viticoltori aspettavano a gloria la prevista abolizione del divieto a piantare nuovi vigneti, mostruosa norma che impedisce all’agricoltore di perseguire il proprio obiettivo imprenditoriale dicendogli: sulla tua terra non puoi piantare vigna quanta te ne pare, te lo dico io quanta piantarne.
Il risultato è che io, produttore, devo investire in pezzi di carta (i cosiddetti diritti d’impianto), invece che in attrezzature e tecnologia, se voglio crescere.
La moratoria sarebbe dovuta finire quest’anno, dopo 30 anni di blocco e invece il tutto è stato ulteriormente rimandato al 2015 e forse al 2018.
Bruxelles continua a strangolare il mercato fingendo di aiutarlo e sostenendo solo gli interessi dell’industria chimico/biotecnologica e della grande distribuzione.
Incentivi all’estirpazione? Si tratta soltanto di nuova linfa nel mercato virtuale dei titoli e dell’ennesimo aiuto ai più biechi tra gli speculatori: coloro che speculano sul nostro cibo.
Tutto questo a fronte di una sempre maggiore richiesta di vino di buona o alta qualità (con prezzo >5 € a bottiglia) (cfr. MERCATO DEL VINO – Scenari e prospettive in un settore in evoluzione) e a un calo di consumi sul fronte del vinaccio. Purtroppo in Italia e in Toscana se ne fa ancora tanto.



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